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Spazi di esclusione? Storia dell’assistenza psichiatrica in Alto Adige (1945-2000)

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Associazione Universitaria Sudtirolese, Der fahrende skolast – zeitschrift der südtiroler hochschüler 27/1-2 (1982). Disegno di un paziente psichiatrico.

Info

Dopo il 1945, la psichiatria europea e in particolare quella italiana attraversò una fase di profonde trasformazioni. Il periodo fu segnato dalla chiusura o riorganizzazione degli istituti psichiatrici, dalla ridefinizione delle competenze professionali e dall’apertura del tradizionale 'monopolio' medico. In Italia, questi processi divennero particolarmente evidenti dagli anni Sessanta e culminarono nella riforma Basaglia del 1978, che abolì il modello manicomiale e lo sostituì con servizi territoriali, preferibilmente ambulatoriali.

Il progetto di ricerca si colloca in questo contesto di riforma e analizza lo sviluppo dell’assistenza psichiatrica nella provincia di Bolzano/Alto Adige tra il 1945 e il 2000. Un punto di partenza centrale del progetto è il fatto che la provincia non abbia mai avuto un proprio ospedale psichiatrico: l’assistenza ospedaliera venne infatti garantita prevalentemente al di fuori del territorio provinciale, in particolare presso l’istituto di Pergine (Trentino), ma anche a Hall in Tirol e alla clinica universitaria di Innsbruck. Il tema assume un rilievo specifico alla luce del Secondo Statuto di Autonomia, che conferì alla provincia ampie competenze legislative e le permise di ri/negoziare riforme statali – incluse quelle psichiatriche – a livello locale. In questo contesto, la riforma Basaglia permise e rese necessaria la costruzione di un sistema provinciale di assistenza psichiatrica.

Le domande di ricerca si articolano lungo due direzioni: da un lato, l’analisi delle decisioni e dei progetti politico‑istituzionali che hanno definito l’assistenza psichiatrica 'dall’alto'; dall’altro, l’esame delle pratiche quotidiane di medici/mediche, personale infermieristico e pazienti all’interno del contesto di riforma.