Info
La storiografia dei movimenti sociali del lungo Sessantotto ha conosciuto, negli ultimi decenni, un'intensa rivisitazione critica. Il Sudtirolo, regione plurilingue e di confine in cui il conflitto nazionale si è storicamente sovrapposto a quello di classe, è rimasto ai margini di questo dibattito. Il progetto intende adottare una visione di lungo periodo sugli effetti del 1968 sudtirolese, per verificare se si sia trattato di un “heißen Viertelstunde” (Heiss), il culmine isolato di un fenomeno effimero, oppure il punto di avvio di un ciclo di movimenti sociali e mobilitazioni.
Adottando una definizione ampia di movimento sociale, la ricerca include i movimenti studenteschi, femministi e ambientalisti, ma anche gli sviluppi del sindacalismo, delle reti della sinistra extraparlamentare e, in un ambito finora quasi assente dalla letteratura, le reti di estrema destra italiane e tedesche attive in regione. Per studiarli, il progetto si concentra sui materiali prodotti dagli stessi movimenti, come volantini, manifesti, periodici, materiali sonori, come fonti primarie per ricostruire codici espressivi, reti e pratiche interne.
Particolare attenzione è dedicata alla ricostruzione dei network transnazionali che si creano a partire dalla mobilità studentesca verso atenei italiani e tedeschi, canale attraverso cui linguaggi e repertori politici eterogenei circolano poi anche in Sudtirolo. È proprio questa posizione di confine, a cavallo tra i movimenti sociali in Italia, Austria e Germania, a fare del Sudtirolo un caso di studio storiograficamente rilevante. La storia regionale permette così di studiare le periferie linguistiche d'Europa non come propaggini ritardate dei centri, ma spazi in cui le forme della contestazione assumono configurazioni specifiche, capaci di interrogare i modelli interpretativi dominanti.